Wednesday, November 21, 2007

"Quanto bene conosci le favole (I)" [soluzione]

Nessuno ha dato le risposte esatte, ovvero A ed A.
Spiacente di deludervi. La gran parte delle risposte è vuole Pinocchio un burattino che infine si trasforma in un bambino vero. Non è così però. Perché?

1) Pinocchio è: A) una marionetta.
Il titolo completo del libro è "Pinocchio. Storia di un burattino", e Collodi chiama sempre Pinocchio burattino, ma è appunto una marionetta, ovvero un pupazzo di legno mosso dall'uomo a distanza (tramite fili solitamente), come Arlecchino e gli altri "fratelli" incontrati al teatrino di Mangiafuoco. Il burattino è invece un pupazzo solitamente di pezza, mosso come un guanto dalla mano del burattinaio. Il nome burattino viene infatti da buratto (burazzo come dicono a Bologna), ovvero panno di stoffa.
Collodi usa burattino perché si riferisce a Burattino, personaggio della Commedia dell'Arte.

2) Alla fine dell'ultimo capitolo, il 36, cosa accade per intervento della fata dai capelli turchini?
A) Pinocchio muore.
Non avviene alcuna trasformazione. Il burattino Pinocchio deve morire per rinascere in carne e ossa.
Leggete con attenzione:

«- E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?
- Eccolo là! - rispose Geppetto: e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e colle gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.
Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l'ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza:
- Com'ero buffo, quand'ero un burattino! e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!...»

Sapevate poi che si tratta in realtà di due libri in uno? Originariamente Collodi termina il libro con la morte di Pinocchio al capitolo 15, impiccato ad una quercia dagli assassini. Decide poi di riprendere il libro, che è poi quello che oggi conosciamo.

Ma eccovi una seconda possibilità. La nuova domanda è: che mestiere fa Geppetto?

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Monday, November 19, 2007

[Concorso] Quanto bene conosci le favole (parte I)

Parliamo del Pinocchio di Collodi (non quello della Disney, di Benigni o delle altre mille varianti cinematografiche). Tutti conosciamo il simpatico personaggio dal lungo naso di legno.
Ma quanto bene lo conosciamo?
Mettetevi alla prova e senza barare (non vale sbirciare il libro, o utilizzare internet o wikipedia)

1) Pinocchio è:

A) una marionetta.
B) un burattino.
C) un pupazzo.


2) Alla fine dell'ultimo capitolo, il 36, cosa accade per intervento della fata dai capelli turchini?

A) Pinocchio muore.
B) Pinocchio si trasforma in un bambino vero.
C) Pinocchio diventa un bambino buono ma resta di legno.

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Friday, November 09, 2007

Quella bagascia della nonna di Cappuccetto rosso

Attenzione: se hai meno di 11 anni o se sei ancora intimamente legato ai ricordi dell'infanzia non leggere questo post.
    Favole e fiabe anticamente svolgevano una chiara funzione pedagogica. Il protagonista (eroe) esce dai confini del villaggio, ed incontra animali magici con cui crea legami e rapporti che gli permetteranno di giungere al lieto fine dell'avventura.
Poi la favola cambia. Dal '700 in poi assume, sempre in funzione pedagogica, una dimensione nettamente più punitiva. Paoletta accedende un fiammifero e muore bruciata, Gasparino si rifiuta di mangiare la minestra e muore, mentre nel più famoso "Pierino porcospino" di Hoffmann il bambino si succhia i pollici finché verrà il sarto a tagliargli le dita con le forbici.
La morale, in attesa della scoperta della psicoanalisi, gioca un ruolo determinante nell'intreccio dei racconti, dovendo "filtrare" il vero messaggio.
Cito quello che Todorov dice a proposito dei temi del fantastico:
    «La catena che partiva dal desiderio e passava attraverso la crudeltà, ci ha fatto incontrare la morte […]. Ad esempio, in Perrault, si stabilisce un’equivalenza tra l’amore sessuale e la condanna a morte. Ciò appare chiaramente in Cappuccetto rosso in cui lo spogliarsi, il mettersi a letto con un essere dell’altro sesso, equivale a essere mangiato, a perire»
A questo punto non oso immaginare cosa contenesse il cestino da picnic che Cappuccetto portava alla nonna.

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