Monday, March 26, 2007

iPod batte Marx ai supplementari.

Ormai un bel po’ di tempo fa, Karl Marx parlava dell’alienazione dell’uomo moderno risultante dalla diffusione del capitalismo. L’uomo moderno, attraverso l’organizzazione delle catene di montaggio ispirate ai principi del taylorismo e del fordismo, perdeva la propria identità di essere sociale. Il ceto operaio non ha progressivamente preso coscienza del proprio stato (come il filosofo tedesco prevedeva), ma, anzi, con il passar del tempo si è sempre più “imborghesito”, con buona pace della Rivoluzione (ma non degli studenti leninisti). Ma è proprio negli ultimi tempi che l’alienazione capitalista ha raggiunto il suo massimo livello con il lettore mp3.
Nelle strade un formicaio di gente che schizza da una parte all’altra della città, sale e scende dai mezzi pubblici, si sposta in macchina o in motorino, completamente isolata nel ritmo che ne martella i timpani, e muove la testa nel seguire una musica agli altri irraggiungibile.
Mi direte: ma c’erano già i walkman e i lettori cd portatili.
Certo, ma è innegabile che la diffusione dei lettori mp3 ha superato quella dei suoi diretti, e obsoleti, antenati. Inoltre, un individuo che andava in giro con le cuffie e il suo walkman lo notavi praticamente subito. L’iPod, invece, è quasi invisibile. E non dite che Karl non ce l’aveva detto.

P.s. Per la laurea ho ricevuto un leggerissimo e ipertecnologico lettore mp3, e me ne vado in giro coi miei Verdena, Offsprings e Nirvana…

P.p.s. Sarà solo un caso, ma l'ultimo mp3 selezionato dallo shuffle del mio lettore è stato "Alienation is the new form of zen" (Linea 77).

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Monday, January 08, 2007

Uomini-libro

Ricordo che, in un lontano pomeriggio estivo a casa di Fabiuzzo, parlavo del libro di Bradbury, appena letto. Fabio mi dice di averne visto il film, che scoprirò poi essere di un certo Truffaut (che fino allora non avevo neppure sentito nominare, che ignorante!). Ebbene, qualche sera fa ho soddisfatto tale mia curiosità. A dire il vero, il film differisce per molti aspetti anche fondamentali con il libro, e devo dire che certamente non è all'altezza dei migliori lavori del regista francese. Ma non è il tema del post.
La visione di Fahrenheit 451 mi ha, infatti, suggerito una vecchia domanda, a lungo rimasta sopita. Avete presente gli uomini-libro? Sono esuli, volontari e non, che sfuggono alla realtà "falsamente idillica" del mondo - dove i libri sono proibiti perché fonte prima d’infelicità - e divengono libri essi stessi, imparando e facendosi custodi di un libro. Mi sono allora chiesto, quale libro sarei stato io in quel mondo surreale (e in tutto ciò, l'utopia maggiore sarebbe pensare di poter io memorizzare un intero libro, ricordando a fatica persino le date delle guerre mondiali).


La prima risposta che mi balza in testa è Baricco, senza dubbio tra i miei preferiti. Nel caso cosa scegliere tra lo stupendo "Castelli di rabbia" e gli altrettanto belli "OceanoMare", "Seta" e soprattutto "Novecento". Già "Novecento", che come mi suggerisce Marco presenterebbe il non trascurabile vantaggio delle poche pagine. Ma mi sorge subito un dubbio su Baricco: è un autore certamente affascinante, ma che se per alcuni (me compreso) è eccezionale, per altri è l'esatto opposto. Come rischiare la fatica di tramandare un autore che le future generazioni potrebbero non amare?
Escludendo per ovvi motivi Bradbury, e con uno sforzo restrittivo disumano, restano il "Werther" di Goethe, "Il giovane Holden" di Salinger e il magnifico Baudelaire. Escudo Charles, visto che non conosco una parola di francese, e in italiano proprio non gli si dà il giusto onore.


Restano Werther e Holden. Come scegliere? Gerry, proviamo a chiedere l'aiuto del pubblico

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