Tuesday, October 23, 2007

Il blogger dello Stato libero di Bananas

Negli ultimi mesi, sto - per quanto possibile - colmando la mia ignoranza cinematografia. Ho così scoperto una grande passione per la commedia di Chaplin e soprattutto di W. Allen.

Sono riuscito a comprare per una miseria su e-bay il dvd del magnifico Il dittatore dello Stato libero di Bananas (in assoluto tra i miei preferiti).
Se non l'avete mai visto ve lo consiglio vivamente.

Castrado [capo dei ribelli]: Le vie della storia sono infinite,
oggi sei un pavido, ma forse un giorno sarai una tigre.

Fielding: Sì, sì, forse, un giorno, ma per ora non vi serve un coniglietto?

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Wednesday, August 22, 2007

Intelligenza collettiva intermittente

In una delle scene finali del film, durante la cena nasce una discussione veramente interessante tra i commensali. Ne vien fuori una tesi suggestiva, che grosso modo mi ha convinto...
- Ma perché siamo stati così coglioni!?
- C'è da desumere una carenza
congenita di discernimento? (Claude)
- Niente affatto, contrariamente a
quanto si crede, l'intelligenza non è una caratteristica individuale, è un
fenomeno collettivo, nazionale, intermittente... (Pierre)
- Ecco.. una nuova
teoria...
- Assolutamente... Atene 416, la prima dell'Elettra di Euripide:
sulle gradinate due suoi rivali, Sofocle e Aristofane; e due suoi amici, Socrate
e Platone. L'intelligenza c'era... (Pierre)
- Io ho di meglio... Firenze
1504, Palazzo Vecchio: due pareti opposte, due pittori. Alla mia destra Leonardo
da Vinci, a sinistra Michelangelo, c'è un apprendista, Raffaello, e c'è un
manager, Niccolò Machiavelli... Evviva l'Italia... (Alessandro)
- Però...
- Filadelfia, Pennsylvania, 1776-1787: Dichiarazione d'Indipendenza e
Costituzione degli Stati Uniti... (Pierre)
- Quando nel corso di eventi
umani sorge la necessità... (Remy)
Adams, Franklin, Jefferson, Washington,
Hamilton e Madison... Nessun altro paese ha avuto una simile fortuna...
(Pierre)

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Wednesday, August 08, 2007

The Great Dictator (1940)

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Monday, July 09, 2007

Quando la vita prende pieghe inaspettate

Victor: "Devo tornare, saranno preoccupatissimi... come stanno tutti?"
M.: "Beh, si domandano ancora che fine avete fatto e... la signorina Victoria..."
V.: Si.. si... come sta?"
M.: "Oh... beh, lei si sposa questa sera..."
V.: "Co-come? Si sposa con chi?"
M. : "Un forestiero... Lord nonsochè..."
V.: "Ma è impossibile..."
M.: "Si, beh... voi siete sparito e... supppongo non volessero sprecare la torta..."

("La sposa cadavere", 2005, T. Burton)

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Saturday, July 07, 2007

Questione d'atteggiamento

Kesher: "Cos'ha in mente?"

Cowboy: "Bene bene, ecco un uomo che non vede l'ora di arrivare al dunque...
Lei è ansioso di sapere, vero?"
K.: "Secondo lei?"

C.: "L'atteggiamento di un uomo... l'atteggiamento di un uomo va di pari passo con quella che sarà la sua vita... Lei è d'accordo con questo?"

(da "Mulholland Dr.", 2001, D. Lynch)

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Monday, January 08, 2007

Uomini-libro

Ricordo che, in un lontano pomeriggio estivo a casa di Fabiuzzo, parlavo del libro di Bradbury, appena letto. Fabio mi dice di averne visto il film, che scoprirò poi essere di un certo Truffaut (che fino allora non avevo neppure sentito nominare, che ignorante!). Ebbene, qualche sera fa ho soddisfatto tale mia curiosità. A dire il vero, il film differisce per molti aspetti anche fondamentali con il libro, e devo dire che certamente non è all'altezza dei migliori lavori del regista francese. Ma non è il tema del post.
La visione di Fahrenheit 451 mi ha, infatti, suggerito una vecchia domanda, a lungo rimasta sopita. Avete presente gli uomini-libro? Sono esuli, volontari e non, che sfuggono alla realtà "falsamente idillica" del mondo - dove i libri sono proibiti perché fonte prima d’infelicità - e divengono libri essi stessi, imparando e facendosi custodi di un libro. Mi sono allora chiesto, quale libro sarei stato io in quel mondo surreale (e in tutto ciò, l'utopia maggiore sarebbe pensare di poter io memorizzare un intero libro, ricordando a fatica persino le date delle guerre mondiali).


La prima risposta che mi balza in testa è Baricco, senza dubbio tra i miei preferiti. Nel caso cosa scegliere tra lo stupendo "Castelli di rabbia" e gli altrettanto belli "OceanoMare", "Seta" e soprattutto "Novecento". Già "Novecento", che come mi suggerisce Marco presenterebbe il non trascurabile vantaggio delle poche pagine. Ma mi sorge subito un dubbio su Baricco: è un autore certamente affascinante, ma che se per alcuni (me compreso) è eccezionale, per altri è l'esatto opposto. Come rischiare la fatica di tramandare un autore che le future generazioni potrebbero non amare?
Escludendo per ovvi motivi Bradbury, e con uno sforzo restrittivo disumano, restano il "Werther" di Goethe, "Il giovane Holden" di Salinger e il magnifico Baudelaire. Escudo Charles, visto che non conosco una parola di francese, e in italiano proprio non gli si dà il giusto onore.


Restano Werther e Holden. Come scegliere? Gerry, proviamo a chiedere l'aiuto del pubblico

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Friday, November 10, 2006

Il mio primo Truffaut

Ieri sera grazie a Danieluzzo ho potuto guardare il mio primo Truffaut: "La sposa in nero" (1968). Ne sono rimasto piacevolmente colpito. Prendete Kill Bill toglietevi le katane e le arti marziali, sostituite la Black Mamba di Tarantino con una "normale" donna della porta accanto (ma con lo sguardo freddo, di ghiaccio): quello che rimane sarà non troppo distante dal film del regista francese. C'è persino la lista in stile Kill Bill.

Detto questo, il giudizio favorevole sul film certamente non si può limitare a questo irriguardoso e riduttivo paragone, ma non aggiungo altro, se non che spero di godermi presto un altro Truffaut.

P.s. Che ne dici Maria, "Jules and Jim" a Natale?

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Thursday, September 14, 2006

$uperman



Marcò me ne parlava da un anno almeno, così la coravana cinefila che compredeva anche il neo-bolognese Giovanni e il Turgiz (con Michele assente ingiustificato) si è ieri riunita per l'evento. Personalmente non avevo grandi aspettative, anche perché non ho mai amato particolarmente Clarck Kent. Ho trovato il film di Brian Singer (Daniele non sarà d'accordo) una gran palla con tanto di sbadigli a raffica. Non che mi aspettasi chissà cosa da un colossal, ma speravo in un film all'altezza degli ultimi Spiderman e Batman: così non è stato.

Per fortuna dopo i titoli di coda un'orchestrina improvvisata in Piazza S. Stefano ha reso meno soporifera la serata

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Thursday, September 07, 2006

Volver – Tornare

Il mio rientro a Bologna dovrà essere anticipato di un paio di giorni, per odiose ragioni burocratiche legate alla domanda di laurea. Così domenica sera sarò già in treno, e – salvo ritardo – dovrei risvegliarmi godendomi l’alba sulle pianure toscane, ed essere infine a casa nella prima mattinata. Il cambio di data ha comportato, oltre l’affanno da brusca variazione di programma che va ad aggiungersi all’ansia da ripartenza, il raddoppio della spesa prevista, per ottenere niente di più che un lussuoso posto in cuccetta da 6 sul confortevole e sontuoso 1920 per Milano c.le.
Vengo così meno alla promessa di tenermi bene alla larga da un ennesimo viaggio in C6. Il brutto dei miei viaggi in treno è che mi trovo sempre insieme a gente estremamente noiosa, sebbene immagini di non essere neppure io il massimo della compagnia. Devo ritenermi fortunato se becco un vagone di vecchi non troppo scatorrosi, generalmente cordiali e poco rompiscatole. La palma del viaggio peggiore spetta al Bologna-Milazzo dello scorso Natale, in cui un tipo sconosciuto, logorroico, e intellettualmente onnisciente (a parer suo) mi ha perseguitato per gran parte delle 14 ore di viaggio: la mia colpa era quella di essere come lui milazzese (ed io che pensavo di essere sufficientemente anonimo nelle mie apparizioni mondane in terra natia). Si colloca un gradino più basso il viaggio in C4 con una vecchia obesa, completamente strabica e puzzona, che mettendosi a dormire alle 21.03 ha garbatamente invitato la compagnia a spegnere la luce. Chissà che quest’ultimo non balzi in testa. Non me lo auguro.
Ad ogni modo continuo a preferire il treno all’aereo: meno ansiolitico e più poetico (direbbe Danilo).

Ieri variazione sul tema noia delle mie vacanze estive. Il cinema cittadino riapre e inaspettatamente propone “Volver” di Almodovar. Lo vedo con Maria, nella sala deserta. Era il mio primo film del regista spagnolo. Non l’ho amato, ma è stato gradevole e interessante.

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