Tuesday, June 05, 2007

Astrazioni domenicali

Milano, 3 giugno 2007

Questa volta è toccato a Marta l’onere di accompagnarmi nelle mie occasionali e dispendiose scorrerie artistiche. Milano mi è parsa, stavolta, meno brutta del solito. La visita della mostra a Palazzo Reale, Kandinsky e l'astrattismo in Italia - 1930 – 1950, è avvenuta nel pomeriggio. Intanto subito una piacevole sorpesa: Calamita cosmica, particolarissima scultura di Gino de Dominicis, che da programma doveva già essere stata smobilitata. Dentro, la mostra inizia subito ad altissimo livello, con Composizione VII, punto di arrivo dell’astrazione dell’artista russo. Poi altre sue composizioni e improvvisazioni, ma in sostanza poco Kandinsky.
Molto più spazio occupano gli astrattisti italiani influenzati dal russo. Questi però, parte alcune eccezioni (vedi quelle di
E. Prampolini e A. Soldati), si limitano poer lo più a riprendere con poca originalità Kandinsky, presentando composizioni di un linguaggio incerto, nè organico nè geometrico. Comunque interessante la mostra, anche se avrei avuto bisogno di più tempo. (In alto: W. Kandinsky, 1940. Sky blue)


P.S. Mi scuso con Wild Honey ed Anna, ma l'impossibilità di connettermi al web per diversi giorni mi ha impedito di avvertirvi della mia visita milanese. Sarà per un'altra volta (spero)...

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Thursday, May 24, 2007

Il Pop sotto casa - cap. 2

Per una volta non sono stato io a pressare nessuno, anzi la proposta è partita da Graziano (non a caso conosciuto all'esame di Storia dell'Arte contemporanea che ha cambiato il rapporto Bra-Arte). Così ieri alle 18 circa del pomeriggio, nell'infernale afa bolognese, raggiungiamo in sella alle nostre biciclette la vicina galleria Mambo. Dopo aver fatto la coda dietro una comitiva di pensionati (quasi coetanei ad alcuni oggetti esposti), facciamo il nostro ingresso alla Vertigo, Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web.

La mostra è parecchio densa di contenuti di diversa natura, e per questo a tratti caotica, ma il bilancio è positivo. Entrando noti subito la ruota dello squilibrato Duchamp, volti l'angolo e trovi sei scatti di Man Ray, tra cui la bellissima Le Violin d'Ingres. Ma numerose sono poi le chicche sparse per le ampie sale: vedi, sempre di Man Ray, il Cadeau, un frottage di Ernst, la visionaria zia robot di Nam June Paik, video e dipinti pop ed op. Di grande effetto, poi, l'omaggio a Bruce Nauman: si entra in una piccola stanza chiusa, buia (a parte una scritta con neon luminosi sulla parete centrale), ed una voce di donna urla: "Via dalla mia mente, vai via da questa stanza!". Da approfondire poi la conoscenza di un contemporaneo: il brasiliano Vik Muniz.

A sinistra: Nam June Paik, Family of Robot, Aunt, 1986; Man Ray, Le Violin d'Ingres, 1924. A destra: Vik Muniz, The Education of Cupid, After Caravaggio – Pictures of Junk, 2006; Marcel Duchamp, Ruota di bicicletta,1913

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Wednesday, May 23, 2007

Il Pop sottocasa - cap. 1

Non sono un grandissimo amante di Warhol e della Pop Art in genere. Ma ad una mostra, anche se piccola, gratis e -soprattutto - sotto casa non si può mancare. Diverse le serigrafie, su carta per lo più (come Leo ha ripetutamente fatto notare!), dei soggetti più noti, dalle Marylin, ai Mao.
Ma arriviamo ora alla riflessione alla base di questo post.
La mostra è stata per un mese sotto casa mia. Per un mese intero ho cercato di convincere gente ad accompagnarmi. Infine, dopo una serie di rifiuti e di buche, ieri (penultimo giornno disponibile) Danieluzzo e Leo mi hanno seguito.

Sono tante le cose che vorrei fare e che non faccio perché fatico a trovare compagni di avventura, sia che si parli di andare a mangiare etnico, sia che si parli di circumnavigare in bici le coste della Sicilia per poi traghettare nel nord Africa.

Perché non le faccio da solo? La risposta è semplice per me, anche se non da tutti condivisibile:
perché qualunque cosa faccio ha per me molto più valore se condivisa (specie se con una persona importante). Ma ci sono delle ovvie controindicazioni: se ieri fosse saltato, non avrei visitato quella mostra, benché mi bastasse attraversare la strada per andarci.

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Saturday, April 28, 2007

Cronaca di una giornata surreale

Padova, 26 aprile ’07

Surreale è indubbiamente la Metafisica di Giorgio De Chirico, ma non meno surreale è partire in treno e star via un’intera giornata con chi soltanto pochi giorni prima ha mandato a monte mesi di attese e di timidi passi verso un diverso orizzonte. La razionalità – d’altra parte – mi è sconosciuta ultimamente.
È stata ad ogni modo una gran bella giornata, superato il mio imbarazzo iniziale (specie all’andata in treno, vista la compresenza nello scompartimento di una coppia di ragazzi che amoreggiavano pacatamente: impossibile non notare l’incongruenza delle due coppie). De Chirico poi mi ha stregato più di quanto mi sarei aspettato. Sarà stato per questo forse che in un attimo di estasi spirituale, nella sala ove erano le tele a parer mio più significative, con lei ad una spanna da me, ho sentito dentro un profondo abbandono: aveva quello la stoffa di essere uno dei momenti perfetti, di quelli da ricordare per tutta la vita, ma non poteva esserlo.


Ho inoltre trovato il mio quadro, una tela che rappresenta perfettamente il mio attuale modo di essere, di pensare, di guardare alla vita. Si tratta di una delle primissime tele non più accademiche di De Chirico, L’Enigma dell’Oracolo.

Il quadro rappresenta la solitudine dell’uomo, o meglio di un uomo, dinanzi all’infinito, in una ripresa poetica di Leopardi, in una concretizzazione del pensiero di Schopenauer e Nietzsche, nonché sintesi perfetta di quanto ho provato a spiegare qualche post fa.
La solitudine è quella dell’uomo sulla sinistra (Ulisse), nascosto da un velo, e dunque celato, estraniato, in quella che sembra un’anticipazione dell’espediente cui più tardi ricorrerà Magritte. Una giornata che ricorderò a lungo.

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